L’anziano e il bambino
Alessandro, un
ragazzino di circa otto anni dai bei capelli rossi e gli occhi chiari
e vispi - da tutti chiamato Alex – stava passeggiando con la mamma
presso un lungo marciapiede, non distante dalla riva di un piccolo
lago. Era uno dei primi giorni d’estate e quella stava diventando
una sorta di routine che avevano abbandonato durante il resto
dell’anno. D’estate in un certo senso ci si risveglia, per questo
genere di uscite all’aperto, e forse anche per altro.
La stessa
routine, o una molto simile, ma più quieta, l’aveva un signore
anziano, con un gran cappello di paglia in testa ed una vecchia
camicia indosso: doveva abitare giusto dall’altra parte della
strada. Alex l’aveva visto spesso: se ne stava seduto su una
panchina sotto un gran pino che gli faceva ombra, nel pomeriggio
tardivo. Bastone posato al suo fianco, una borsa con l’acqua vicino
e un libro sulle ginocchia: gli occhi, solcati da rughe ed occhiaie,
assorti sulle pagine e l’inchiostro, dietro spesse lenti degli
occhiali con montatura a tartaruga.
Di norma Alex e
la mamma passeggiavano per una mezz’ora su quel bel tratto
pedonale, e spesso sua madre si fermava a chiacchierare con qualche
amica o qualche conoscente che trovavano durante il percorso.
Quel giorno,
Giulia – la madre del bambino, appunto – si era fermato qualche
passo dietro ad Alex, fermandosi con un’ amica che non vedeva da
parecchio tempo: il bambino già intuiva che ci sarebbe stata
parecchio: sospirò, fece qualche saltello sul posto, poi si mosse,
incuriosito, poco più avanti, verso l’anziano seduto sulla
panchina.