mercoledì 27 luglio 2022
18. Cosa vuol dire essere un pipistrello? Quanto ci aiuta l'empatia?
mercoledì 22 giugno 2022
13. Le stanze di Sofia: Bolla di filtraggio
mercoledì 13 aprile 2022
12. Un aereo di carta: la ludopedagogia.
mercoledì 16 marzo 2022
Le stanze di Sofia, 8. Sono possibili i viaggi nel tempo?
Partendo dallo spunto filosofico della Delorean di Ritorno al Futuro, ci chiederemo se sia possibile viaggiare nel tempo, specie da un punto di vista logico-metafisico. Per farlo, divideremo l'argomento in vari segmenti: il viaggio nel futuro, e quello nel passato. E ancora: i paradossi che i viaggi temporali generano, quelli epistemologici e quelli causali. Si finirà con una riflessione più generale sul tempo, in cui sentiremo cosa hanno da dire Nietzsche e De Crescenzo. Buon viaggio. Fonti e approfondimenti:
- Giuliano Torrengo, viaggi nel tempo. Una guida filosofica https://www.unilibro.it/libro/torreng... - Viaggi nel tempo, James Gleick, Laura Servidei (traduzione) https://www.amazon.it/Viaggi-nel-temp... - Nietzsche, La Gaia Scienza. https://www.amazon.it/dp/B008HHE0UO/r... - Futurama, il nonno di se stesso e aggiungerei una canzone simpaticissima: https://www.youtube.com/watch?v=oneA8... io sono mio nonno, anche se in questo caso si tratta di paradossi "parentali" più che temporali.
sabato 5 marzo 2022
Le stanze di Sofia, 6. Cosa ci raccontano le stelle: cos'è l'infinito? Perché il cielo di notte è buio?
- L'universo è finito o infinito? Esiste da sempre o no? E se no, cosa c'era prima? Dove era il tempo?
- Perché se le stelle sono così luminose, il cielo di notte è buio?
- Che cosa sono le costellazioni?
Fonti, consigli, approfondimenti:
Eureka, Edgar Allan Poe
- https://www.amazon.it/dp/B07TXQG9QV/r...
Lucrezio, De rerum natura
- http://www.nilalienum.it/Filosofia/Fi...
Amedeo Balbi, l'universo è finito o infinito?
- https://www.youtube.com/watch?v=bESg_...
Perché il cielo di notte è buio? Il Paradosso di Olbers (la fisica che non ti aspetti)
- https://www.youtube.com/watch?v=3JARs...
Oneira, come iniziare a guardare il cielo
https://www.youtube.com/watch?v=YjSUH...
mercoledì 16 febbraio 2022
Quarta puntata podcast. Che cos'è un sogno? A cosa serve sognare?
mercoledì 9 febbraio 2022
Terza puntata. La sedia virtuale. Vorresti una vita perfetta? Davvero?
Esperimenti filosofici citati:
- Cervelli in una vasca, Hilary Putnam (prende anche da Dennett)
- La macchina dell'esperienza (o del piacere), Robert Nozick
mercoledì 26 gennaio 2022
Puntata pilota: le stanze di Sofia. Ci credi a Babbo Natale?
martedì 25 gennaio 2022
Le stanze di sofia, puntata zero
Le stanze di Sofia è un podcast settimanale dove si incontra la filosofia in modo diretto e particolare: attraverso un percorso di stanze immaginarie. In ogni stanza, e quindi in ogni puntata, troverete uno spunto filosofico (un gioco, uno strumento o un esperimento) per... creare una piccola crepa di meraviglia e di sorpresa nel nostro quotidiano, spesso così ripetitivo e automatico: magari, questi spunti ci aiuteranno ad illuminare con un pizzico di consapevolezza, o almeno di curiosità, le nostre giornate.
Qui si aprono le porte: una breve puntata per accennare a cosa siano queste stanze di Sofia; cosa sia questo podcast. Un primo saluto agli ospiti: mettetevi comodi. Dalla prossima puntata, in ogni puntata, quindi ogni stanza, ci sarà uno spunto filosofico sul quale riflettere, pensare, giocare. Se volete, cominciate a guardarvi intorno. Ci sarà tempo per esplorare, e ognuno potrà farlo come preferisce, aggiungendovi del suo.
Spotify: https://open.spotify.com/show/6x18aXg8IwBIfwW7Vwzjmx
lunedì 28 giugno 2021
Cos'è l'estetica?
lunedì 3 maggio 2021
Cos'è la filosofia? (Una passeggiata tra sogni e farfalle)
lunedì 10 agosto 2020
Il pendolo: costruirlo, utilizzarlo, interpretarlo.
venerdì 24 luglio 2020
Piccola presentazione provvisoria del canale tu-tubico
giovedì 9 luglio 2020
Gioco filosofico per riflettere sulla tecnologia: la tetrade di McLuhan
martedì 17 marzo 2020
John Locke: la conoscenza e i diritti naturali
mercoledì 4 dicembre 2019
Il pomodoro e le palline
Il pomodoro e le palline
mercoledì 11 luglio 2018
Le tre domande, tolstoj
Le tre domande, Lev Tolstoj
Lev Tolstoj tratto da: Racconti per contadini, Associazione culturale Mimesis, pp. 267-271
Un racconto Zen: Le tre domande
Un giorno, un certo imperatore pensò che se avesse avuto la risposta a tre domande, avrebbe avuto la chiave per risolvere qualunque problema:
• Qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa?
• Quali sono le persone più importanti con cui collaborare?
• Qual è la cosa che più conta sopra tutte?
L’imperatore emanò un bando per tutto il regno annunciando che chi avesse saputo rispondere alle tre domande avrebbe ricevuto una lauta ricompensa.
Subito si presentarono a corte numerosi aspiranti, ciascuno con la propria risposta.
Riguardo alla prima domanda, un tale gli consigliò di preparare un piano di lavoro a cui attenersi rigorosamente, specificando l’ora, il giorno, il mese e l’anno da riservare a ciascuna attività. Soltanto allora avrebbe potuto sperare di fare ogni cosa al momento giusto.
Qualcuno era convinto che l’imperatore non poteva essere tanto previdente e competente da decidere da solo quando intraprendere ogni singola attività; la cosa migliore era istituire un Consiglio di esperti e rimettersi al suo parere.
Qualcun altro disse che certe questioni richiedono una decisione immediata e non lasciano tempo alle consultazioni; se però voleva conoscere in anticipo l’avvenire, avrebbe fatto bene a rivolgersi ai maghi e agli indovini.
Anche alla seconda domanda si rispose nei modi più disparati.
Uno disse che l’imperatore doveva riporre tutta la sua fiducia negli amministratori, un altro gli consigliò di affidarsi al clero e ai monaci; c’era chi gli raccomandava i medici e chi si pronunciava in favore dei soldati.
La terza domanda suscitò di nuovo una varietà di pareri.
Alcuni dissero che l’attività più importante era la scienza. Altri insistevano sulla religione. Altri ancora affermavano che la cosa più importante era l’arte militare.
L’imperatore non fu soddisfatto da nessuna delle risposte, e la ricompensa non venne assegnata.
Dopo parecchie notti di riflessione, l’imperatore decise di andare a trovare un eremita che viveva sulle montagne e che aveva fama di essere un illuminato. Voleva cercarlo per rivolgere a lui le tre domande, pur sapendo che l’eremita non lasciava mai le montagne e riceveva solo la povera gente, rifiutandosi di trattare con i ricchi e i potenti. Perciò, rivestiti i panni di un semplice contadino, ordinò alla sua scorta di attenderlo ai piedi del monte e si arrampicò da solo su per la china in cerca dell’eremita.
Giunto alla dimora del sant’uomo, l’imperatore lo trovò che vangava l’orto nei pressi della sua capanna.
Alla vista dello sconosciuto, l’eremita fece un cenno di saluto col capo senza smettere di vangare. La fatica gli si leggeva in volto. Era vecchio, e ogni volta che affondava la vanga per smuovere una zolla, gettava un lamento.
L’imperatore gli si avvicinò e disse: “Sono venuto per chiederti di rispondere a tre domande: qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa? Quali sono le persone più importanti con cui collaborare? Qual è la cosa che più conta sopra tutte?”.
L’eremita ascoltò attentamente, ma si limitò a dargli un’amichevole pacca sulla spalla e riprese a vangare.
L’imperatore disse: “Devi essere stanco. Su, lascia che ti dia una mano”. L’eremita lo ringraziò, gli diede la vanga e si sedette per terra a riposare.
Dopo aver scavato due solchi, l’imperatore si fermò e si, rivolse all’eremita per ripetergli le sue tre domande. Di nuovo quello non rispose, ma si alzò e disse, indicando la vanga: “Perché non ti riposi? Ora ricomincio io”. Ma l’imperatore continuò a vangare. Passa un’ora, ne passano due.
Finalmente il sole comincia a calare dietro le montagne. L’imperatore mise giù la vanga e disse all’eremita: “Sono venuto per rivolgerti tre domande. Ma se non sai darmi la risposta ti prego di dirmelo, così me ne ritorno a casa mia”.
L’eremita alzò la testa e domandò all’imperatore: “Non senti qualcuno che corre verso di noi?”.
L’imperatore si voltò. Entrambi videro sbucare dal folto degli alberi un uomo con una lunga barba bianca che correva a perdifiato premendosi le mani insanguinate sullo stomaco. L’uomo puntò verso l’imperatore, prima di accasciarsi al suolo con un gemito, privo di sensi.
Rimossi gli indumenti, videro che era stato ferito gravemente. L’imperatore pulì la ferita e la fasciò servendosi della propria camicia che però in pochi istanti fu completamente intrisa di sangue. Allora la sciacquò e rifece la fasciatura più volte, finché l’emorragia non si fu fermata.
Alla fine il ferito riprese i sensi e chiese da bere. L’imperatore corse al fiume e ritornò con una brocca d’acqua fresca. Nel frattempo, il sole era tramontato e l’aria notturna cominciava a farsi fredda. L’eremita aiutò l’imperatore a trasportare il ferito nella capanna e ad adagiarlo sul suo letto. L’uomo chiuse gli occhi e restò immobile. L’imperatore era sfinito dalla lunga arrampicata e dal lavoro nell’orto. Si appoggiò al vano della porta e si addormentò. Al suo risveglio, il sole era già alto. Per un attimo dimenticò dov’era e cos’era venuto a fare. Gettò un’occhiata al letto e vide il ferito che si guardava attorno smarrito. Alla vista dell’imperatore, si mise a fissarlo intensamente e gli disse in un sussurro: “Vi prego, perdonatemi”.
“Ma di che cosa devo perdonarti?”, rispose l’imperatore.
“Voi non mi conoscete, maestà, ma io vi conosco. Ero vostro nemico mortale e avevo giurato di vendicarmi perché nell’ultima guerra uccideste mio fratello e vi impossessaste dei miei beni. Quando seppi che andavate da solo sulle montagne in cerca dell’eremita, decisi di tendervi un agguato sulla via del ritorno e uccidervi. Ma dopo molte ore di attesa non vi eravate ancora fatto vivo, perciò decisi di lasciare il mio nascondiglio per venirvi a cercare. Ma invece di trovare voi mi sono imbattuto nella scorta, che mi ha riconosciuto e mi ha ferito. Per fortuna, sono riuscito a fuggire e ad arrivare fin qui. Se non vi avessi incontrato, a quest’ora sarei morto certamente.
Volevo uccidervi, e invece mi avete salvato la vita! La mia vergogna e la mia riconoscenza sono indicibili. Se vivo, giuro di servirvi per il resto dei miei giorni e di imporre ai miei figli e nipoti di fare altrettanto. Vi prego, concedetemi il vostro perdono”.
L’imperatore si rallegrò infinitamente dell’inattesa riconciliazione con un uomo che gli era stato nemico. Non solo lo perdonò, ma promise di restituirgli i beni e mandargli il medico e i servitori di corte per accudirlo finché non fosse completamente guarito. Ordinò alla sua scorta di riaccompagnarlo a casa, poi andò in cerca dell’eremita. Prima di ritornare a palazzo, voleva riproporgli le tre domande per l’ultima volta. Lo trovò che seminava nel terreno dove il giorno prima avevano vangato.
L’eremita si alzò e guardò l’imperatore. “Ma le tue domande hanno già avuto risposta”.
“Come sarebbe?”, chiese l’imperatore, perplesso.
“Se ieri non avessi avuto pietà della mia vecchiaia e non mi avessi aiutato a scavare questi solchi, saresti stato aggredito da quell’uomo sulla via del ritorno. Allora ti saresti pentito amaramente di non essere rimasto con me.
Perciò, il momento più importante era quello in cui scavavi i solchi, la persona più importante ero io, e la cosa più importante da fare era aiutarmi. Più tardi, quando è arrivato il ferito, il momento più importante era quello in cui gli hai medicato la ferita, perché se tu non lo avessi curato sarebbe morto e avresti perso l’occasione di riconciliarti con lui. Per lo stesso motivo, la persona più importante era lui e la cosa più importante da fare era medicare la sua ferita.
Ricorda che c’è un unico momento importante: questo. Il presente è il solo momento di cui siamo padroni.
La persona più importante è sempre quella con cui siamo, quella che ci sta di fronte, perché chi può dire se in futuro avremo a che fare con altre persone?
La cosa che più conta sopra tutte è rendere felice la persona che ti sta accanto, perché solo questo è lo scopo della vita”.
