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mercoledì 9 marzo 2022

Le stanze di Sofia: 7. Poesia: perché leggerne e scriverne?

 

Fonte: https://www.spreaker.com/user/1503831... Lo spunto filosofico di oggi è letterario; anzi, poetico. Che cos'è la poesia? Si può davvero definirla? Perché leggere e scrivere poesie? Vonnegut ci consiglia un semplice esercizio: provare a scrivere una poesia, senza pensare al nostro livello di consapevolezza tecnico, ma farlo solo per creare. Collins ci ricorda come la poesia sia un linguaggio particolare, dove più che analizzare il significato, sia doveroso immergersi nell'esperienza. Senza pretese, qui provo a prendere giusto un cucchiaino, da quel mare infinito che è la poesia. Fonti , approfondimenti e spunti: - Donatella Bisutti, L'albero delle parole. https://www.amazon.it/Lalbero-delle-p... - Billy Collins, introduzione alla poesia https://www.poetryfoundation.org/poem... - Raymond Carver, il mestiere di scrivere https://www.amazon.it/mestiere-scrive... - Canale di poesia di Alcmane 46 https://www.youtube.com/user/Alcmane4... - 3 idee per trovare l'ispirazione, Merry Jekyll https://www.youtube.com/watch?v=MZk_G...

martedì 22 giugno 2021

Solo un pastello

 



Una striscia di legno.

L'interno è color noce o,

forse, compensato. 

L'esterno è verde chiaro. 

No, non è un cilindro vero,

ha più... forma esagonale. 


Dietro, sul fondo, un punto verde

immerso nel legno più scuro, 

forse usurato.

La punta è leggermente più chiara,

quando lo usi, hai un'impressione diversa,

per esempio,

quando sottolinei una frase, 

sulla pagina d'un libro, color crema,

come: "Anche la cosa più insignificante

contiene un po' di mistero", il colore

sembra più chiaro, 

quasi fosforescente.

Credo ci stia bene.


Mi fermo meglio a guardare,

vedo dei piccoli segni sul fondo e,

più leggeri e irregolari, sulla superficie, 

per il lungo. 

Segni minuti e disordinati. 

Nessun altro pastello Holland li ha. 

Solo questo. 

E allora mi dico: questo è speciale. 

Questa è una bella storia. 

Un tempo anche a me, capitava di avere

quei segni: minuti e irregolari, sulla pelle

color crema. 

Ci stava bene, il segno dei tuoi denti. 

Però, ora, sono come un pastello qualsiasi. 


giovedì 10 giugno 2021

Cosa vuol dire giocare?

 



Cos'è per "me" il gioco?
Definire significa mettere qualcosa dentro a un insieme, e lasciare fuori qualcos'altro.
Non so definire il gioco.
Però... sai quando ribalti un divano per infilarti sotto una tenda indiana o una grotta misteriosa?
O quando lasci che la pioggia ti bagni senza preoccuparti dei vestiti sporchi?
Quando ti ricordi che conservi ancora l'armadio rotto di tua nonna e, quando ne parli con uno sconosciuto, ti ricordi ancora il suo sorriso di dolce rimprovero?
Quella volta che ti prendi una pausa tra le mille cose che non hai scelto, per vedere come la luce cade sulle foglie?
Quando in quel marasma di cose che il mondo manda avanti con il pilota automatico, trovi spazio per qualcosa che non ha senso per nessuno, tranne chi sta dentro a quel cerchio, sotto a quel tetto?
Quando infili un discorso dentro un altro discorso e tiri notte senza ben capire di che avete parlato, ma state tutti meglio di quando avete iniziato?
Quando torni a casa stanco e un po' depresso, ma alzi lo sguardo e - d'improvviso - ti ritrovi circondato, in quel prato di periferia, da tante lucciole come non accadeva da chissà quanti anni?
Come quando ti appiccichi le dita di colla e colori, prendi il tempo e ne fai un pastrocchio, ma sai che non è perso...

Ecco... credo che giocare sia una cosa così.

mercoledì 17 marzo 2021

Prima di ripartire




Prima di ripartire

Finito il lavoro mi siedo in macchina.

Aspetto ad accenderla: guardo solo davanti a me.

Non ho la forza di ripartire

così sto fermo e, tra le luci dell'orologio

e del contachilometri

cerco di trovare un senso alle ore spese lì dentro.

Alcune macchine di alcuni colleghi partono,

si allontanano dal parcheggio.

Non ci riesco.

Rimango a contare i respiri e trattenere le lacrime.

Stringo il volante e mi chiedo: "Che ci faccio qui?"

Chiudo gli occhi per dieci secondi e accendo la macchina.

Prendo il telefono dalla giacca e, non so perché,

ascolto la tua voce registrata.

Alzo gli occhi oltre al parabrezza e lo vedo.

Nel prato del parcheggio,

un grosso uccello di cui non saprei dire il nome.

Ha un piumaggio grigio e blu, e un bel becco arancione.

Sembra sereno.

Forse cerca qualche briciola in quel granello di prato,

nel parcheggio, tra i posti auto.

La radio si accende sull'ultima traccia.

Abbina uno sfondo perfetto alla tua voce

mentre quell'uccello blu e grigio zampetta,

tranquillo, intorno alla mia macchina.

Sorrido e aspetto ancora...

Qualche altro secondo...

Prima di togliere il freno a mano e mettere in prima.

Posso andare.

Ora posso andare.