"Me matan si no trabajo, y si
trabajo me matan",
Daniel Viglietti, cantautore
uruguaiano.
Lavoro.
Il termine deriva etimologicamente da
"laborare", che significa all'incirca "vacillare sotto
un peso gravoso". Aggiungiamo anche "labor": fatica.
Stesso significato troviamo nel tedesco
"arbeit". Che indica oltre alla "fatica", il
"compito", il "turno" e il "travaglio".
Travaglio che ci porta direttamente
allo spagnolo "trabajo", che denota il "lavoro"
come la "corvé", "l'occupazione", la "sgobbata"
e il "travaglio" appunto. Questa espressione (assieme al
portoghese "trabalho" e al catalano "treball" -
il quale ha un suo senso anche nel dialetto comasco...) a sua volta
deriva dal latino "tripalium": una tortura medievale e
forse anche romana alla quale venivano sottoposti gli schiavi.
Consisteva nel legarli a tre pali, probabilmente due a croce ed uno
posto in verticale, e dare fuoco alla struttura.
Nel linguaggio moderno i tedeschi
precisano poi l'ambito dal quale il lavoro deriva. Meglio,
distinguono chi lo compie e chi lo offre: "Arbeitgeber"denota
il datore di lavoro (non più "padrone", per carità...)
laddove "Arbeitnehmer" indica il "prenditore del
lavoro". Insomma, colui che non solo si prende il salario, ma
anche il lavoro: che scroccone!
Evidentemente la lingua deve adattarsi
alla nuova retorica dominante.