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mercoledì 17 marzo 2021

Prima di ripartire




Prima di ripartire

Finito il lavoro mi siedo in macchina.

Aspetto ad accenderla: guardo solo davanti a me.

Non ho la forza di ripartire

così sto fermo e, tra le luci dell'orologio

e del contachilometri

cerco di trovare un senso alle ore spese lì dentro.

Alcune macchine di alcuni colleghi partono,

si allontanano dal parcheggio.

Non ci riesco.

Rimango a contare i respiri e trattenere le lacrime.

Stringo il volante e mi chiedo: "Che ci faccio qui?"

Chiudo gli occhi per dieci secondi e accendo la macchina.

Prendo il telefono dalla giacca e, non so perché,

ascolto la tua voce registrata.

Alzo gli occhi oltre al parabrezza e lo vedo.

Nel prato del parcheggio,

un grosso uccello di cui non saprei dire il nome.

Ha un piumaggio grigio e blu, e un bel becco arancione.

Sembra sereno.

Forse cerca qualche briciola in quel granello di prato,

nel parcheggio, tra i posti auto.

La radio si accende sull'ultima traccia.

Abbina uno sfondo perfetto alla tua voce

mentre quell'uccello blu e grigio zampetta,

tranquillo, intorno alla mia macchina.

Sorrido e aspetto ancora...

Qualche altro secondo...

Prima di togliere il freno a mano e mettere in prima.

Posso andare.

Ora posso andare.  


mercoledì 16 dicembre 2020

Con te

 

Illustrazione di: Fante Nero Art: https://www.instagram.com/fante_nero_art/ (andate a sbirciare!)
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Con te

il ticchettio dell’orologio è più forte

Con te, 

mi sembra di sentire di più il freddo, ma non c’è imbarazzo a vestirsi di buffe coperte

Con te, 

le poche macchine che corrono lungo la strada... sembrano aerei che avanzano, ma senza volare.

Con te, 

la finestra del vicino sembra più lontana, ma la luce è calda, e intensa. La quotidianità sembra viva. A volte basta una schiena, o vedere alzarsi un braccio per indovinare - o immaginare - tutto un rituale, o sentire un discorso. 

Con te, 

Il tempo si colora più facilmente di nostalgia e di odori passati.

La notte fa un po’ più paura, ma il silenzio sembra pieno di possibilità nascoste e senza nome. 

Mi chiedo in quante case tu sia ora, quali cuori stringi o accarezzi. In quali bicchieri ti raggomitoli, in quali lavandini ti accumuli, in quali poesie ti raccogli. 

Ti immagino come l’alone sui vetri, come i nasi sulle finestre, come le luci che si spengono e le preghiere che si alzano. Come gli amori che non avvengono.

...Le scelte da compiere, e le cose “da fare” per sentirti di meno. 

Però...

Perché sentirti di meno?