mercoledì 23 febbraio 2022

5. Se questo non è bello, allora cosa lo è? Parliamo di gratitudine.


Fonte: https://www.spreaker.com/user/1503831... In questa puntata, lo spunto filosofico è un consiglio dello scrittore Kurt Vonnegut: ricordarsi di accorgerci di quando siamo felici, dei momenti in cui tutto fila liscio. Farlo, è in qualche modo essere grati per i momenti luminosi che ci capitano. Ma che cos'è la gratitudine? E a cosa serve? --- Fonti e possibili approfondimenti: - Kurt Vonnegut, quando siete felici, fateci caso. https://www.amazon.it/dp/B01NBZ0MGW/r... - The How of happiness, di Sonja Lyubomirsky https://www.amazon.it/How-Happiness-S... - Il miracolo della presenza mentale. Un manuale di meditazione, di Thich Nhat Hanh - The best cigarette (poesia di Billy Collins) https://www.youtube.com/watch?v=kbRif...

mercoledì 16 febbraio 2022

Quarta puntata podcast. Che cos'è un sogno? A cosa serve sognare?


https://www.spreaker.com/user/1503831... Quarta puntata de Le stanze di Sofia. Lo spunto filosofico della stanza di oggi è il sogno. Che cosa significa "sogno"? Perché dormiamo e perché sogniamo? Che collegamenti ci sono tra il mondo della veglia e quello onirico? Da dove arrivano le nostre fantasticherie? Per approfondire: - Agnes Heller, La filosofia del sogno https://www.ibs.it/filosofia-del-sogn... - Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni https://www.amazon.it/dp/B0062ZBKYC/r... - Platone, Repubblica https://www.amazon.it/Repubblica-eNew... - Aristotele, Il sonno e i sogni: Il sonno e la veglia-I sogni-La divinazione durante il sonno. https://www.ibs.it/sonno-sogni-sonno-... #filosofia #felicità #sogni

mercoledì 9 febbraio 2022

Terza puntata. La sedia virtuale. Vorresti una vita perfetta? Davvero?


Terza puntata del podcast: Le stanze di Sofia.

In ogni stanza, e quindi ogni puntata, uno spunto filosofico su cui riflettere. Le domande di oggi sono: Qual è la tua vita perfetta? Cosa faresti per realizzarla?

Esperimenti filosofici citati:
- Cervelli in una vasca, Hilary Putnam (prende anche da Dennett)
- La macchina dell'esperienza (o del piacere), Robert Nozick

domenica 6 febbraio 2022

Alianti

 




Da ragazzino attraversavo il bosco in bici per andare a vedere gli aerei che partono.

Quelli che andavo a spiare, però, non erano aerei normali: sembravano giocattoli. Come quelli fatti di compensato e polistirolo. Una semplice striscia di legno, forata in cima per infilarci le ali di plastica bianca. Un pezzo unico che entrava dentro con lo stesso rumore che fanno le unghie sulle lavagna, ma ne valeva la pena. Sembravano così fragili ma, se piegavi bene il polso, se prendevi la corrente giusta, oh, se volavano. Li vendeva uno di quei negozietti che ha dentro un po' di tutto e un po' di niente (oggi li chiamerei "cazzari", ma un tempo ero più attento alla sorpresa che allo scopo). Stava proprio di fianco al bar Vittoria, in un paesino montano sulle rive del Mallero.

Quelli veri però partivano oltre un bosco vicino a casa, che allora mi sembrava enorme.

Ci sono aeroporti da dove si parte per arrivare in altri aeroporti.

Poi ci sono aeroporti dove non si fa che tornare. Li si abbandona giusto il tempo di guardarli dall'alto, assaporare l'ebbrezza del cielo, guardare le nuvole da vicino e tornare esattamente dove si è partiti.

C'è chi la chiamerebbe un'esperienza inutile: perché non ha uno scopo, non ha una meta.

Ma se nel primo caso si vola per raggiungere una destinazione lontana; nel secondo si vola per… volare. Nessun'altro scopo, nessun'altra meta.

Sarà per quello che mi piacciono gli alianti. Quando fanno i pazzi, e atterrano in un posto diverso da quello da dove sono partiti, fanno "fuoricampo": non è una cosa che succede spesso. Non è per quello che sono disegnati.

Loro fanno così, da almeno una cinquantina d'anni prima dei fratelli Wright. Diversamente dai loro cugini motorizzati, si fanno trainare per un pezzo, raggiungono la quota giusta per poter giocare con la portanza e le correnti ascensionali, seguendo la linea di minor resistenza e, tra le nuvole e la voglia di andarsene, stringono tutta la libertà che possono, prima di tornare dove sono partiti.

mercoledì 2 febbraio 2022

Seconda puntata: cosa puoi perdere, rimanendo chi sei?


Fonte: https://www.spreaker.com/user/1503831... Le stanze di Sofia. Una puntata, una stanza, uno spunto filosofico sul quale riflettere. In questa puntata, riprendiamo lo spunto della margherita: "Quanti petali si possono togliere da un fiore, affinché rimanga ancora un fiore?" per analizzarlo meglio e scoprirne i possibili collegamenti. In seguito, verrà proposto un altro spunto. Per approfondire consiglio i libri: - Greenlights, Matthew McConaughey https://www.amazon.it/dp/B0924M6ZR7/r... - Marco Aurelio, Pensieri. Esperimenti Filosofici citati: - Cervelli in una vasca, Hilary Putnam (prende anche da Dennett) - La macchina dell'esperienza (o del piacere), Robert Nozick

mercoledì 26 gennaio 2022

Puntata pilota: le stanze di Sofia. Ci credi a Babbo Natale?


         
Puntata pilota, o prima vera puntata del podcast. Troveremo due spunti di riflessione in questa stanza di Sofia: due domande sulle quali poterci interrogare. La prima è "Esiste Babbo Natale?"; la seconda: "Quanti petali posso togliere a un fiore, affinché continui a essere un fiore?". #Filosofia #domande filosofiche #stanze di sofia #esperimenti mentali #natale #fiore https://www.spreaker.com/show/le-stanze-di-sofia

martedì 25 gennaio 2022

Le stanze di sofia, puntata zero

 


Le stanze di Sofia è un podcast settimanale dove si incontra la filosofia in modo diretto e particolare: attraverso un percorso di stanze immaginarie. In ogni stanza, e quindi in ogni puntata, troverete uno spunto filosofico (un gioco, uno strumento o un esperimento) per... creare una piccola crepa di meraviglia e di sorpresa nel nostro quotidiano, spesso così ripetitivo e automatico: magari, questi spunti ci aiuteranno ad illuminare con un pizzico di consapevolezza, o almeno di curiosità, le nostre giornate.

Qui si aprono le porte: una breve puntata per accennare a cosa siano queste stanze di Sofia; cosa sia questo podcast. Un primo saluto agli ospiti: mettetevi comodi. Dalla prossima puntata, in ogni puntata, quindi ogni stanza, ci sarà uno spunto filosofico sul quale riflettere, pensare, giocare. Se volete, cominciate a guardarvi intorno. Ci sarà tempo per esplorare, e ognuno potrà farlo come preferisce, aggiungendovi del suo.

Spotify: https://open.spotify.com/show/6x18aXg8IwBIfwW7Vwzjmx


lunedì 28 giugno 2021

Cos'è l'estetica?

Cos'è l'estetica? (Da Kant a "Sto pensando di finirla qui", passando per Arthur Danto).
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo farci altre domande, come
- Cos'è la bellezza?
- Cos'è l'arte?
Come cambiano, se cambiano? Come le percepiamo?
L'estetica è un'onda (enorme) del mare della Filosofia. Qui proviamo ad esplorare un possibile frammento della sua affascinante complessità.




martedì 22 giugno 2021

Solo un pastello

 



Una striscia di legno.

L'interno è color noce o,

forse, compensato. 

L'esterno è verde chiaro. 

No, non è un cilindro vero,

ha più... forma esagonale. 


Dietro, sul fondo, un punto verde

immerso nel legno più scuro, 

forse usurato.

La punta è leggermente più chiara,

quando lo usi, hai un'impressione diversa,

per esempio,

quando sottolinei una frase, 

sulla pagina d'un libro, color crema,

come: "Anche la cosa più insignificante

contiene un po' di mistero", il colore

sembra più chiaro, 

quasi fosforescente.

Credo ci stia bene.


Mi fermo meglio a guardare,

vedo dei piccoli segni sul fondo e,

più leggeri e irregolari, sulla superficie, 

per il lungo. 

Segni minuti e disordinati. 

Nessun altro pastello Holland li ha. 

Solo questo. 

E allora mi dico: questo è speciale. 

Questa è una bella storia. 

Un tempo anche a me, capitava di avere

quei segni: minuti e irregolari, sulla pelle

color crema. 

Ci stava bene, il segno dei tuoi denti. 

Però, ora, sono come un pastello qualsiasi. 


lunedì 14 giugno 2021

Un viaggio in treno

 


Al mattino il papà la trovò tra i colori, e con la sua parrucca bionda sopra i capelli nerissimi. Come avesse un nido giallo in testa.


Le sorrise: «Dai, andiamo!»

Delia aveva visto tanti treni, ma non ci era mai salita. Questo era così grande, ma così grigio! I treni lasciano la stazione come le navi lasciano il porto.


Lo percorsero da fuori, lungo la banchina: sembrava infinito, e loro erano all'ultima carrozza. Stavano per salire ma...


Il papà bisticciava con i biglietti: «Ho dimenticato di obliterare, incomincia a salire: arrivo!».


Delia salì sul treno, e vide il papà che prima correva verso la macchinetta in fondo, poi la stazione si allontanava: sembrò andarsene via, e così il suo papà.


Il cuore le batté forte: nel suo vagone sembravano tutti grandi, e tutti tristi. E quando è triste o ha paura, Delia disegna.


Ora, sui vetri del vagone: fiori e piante crescevano tra sedili e giornali, gli uccelli cantavano sui portaborse.


Nei sorrisi dei passeggeri Delia nascose la paura. Se avesse potuto, avrebbe colorato ogni vagone. In ogni vagone ci sarebbe stato un mondo, e in ognuno di questi ognuno avrebbe trovato il suo posto e non sarebbe più stato triste.


Dei rumori la distrassero: un uomo enorme vestito di blu si avvicinò a passi pesanti. Controllava che tutti avessero il biglietto e fossero abbastanza seri e composti.


 Delia mancava entrambe le cose: il cuore batteva, gli uccelli urlavano e i fiori tremavano.


Quando fu troppo vicino Delia corse sotto le gambe del controllore. «Fermati, bimba con quel nido biondo in testa!» ma lei correva per i vagoni, e il controllore la inseguiva.


Tra i vagoni i due corsero come corrono le nuvole, ma Delia inciampò e il controllore arrivò. «Dove sono mamma e papà e dov'è il biglietto? Perché hai sporcato tutto il vagone?! E che diamine hai in testa?».


«P-papà non è salito, ho solo fatto le cose più allegre e questa è per mio fratello» disse Delia, disegnando baffi viola al controllore, che la guardò serio, e sorrise, ma solo per un attimo, sotto quei baffi.


Il treno si fermò. Delia fu portata nella sala d'attesa della stazione: era fredda e buia. «Ora aspetti qui!» gridò il controllore. Fece per andarsene, ma allungò la mano. Delia, mogia, gli passò i pennarelli.


Ora era troppo sola e quella stanza troppo grigia. Delia non piangeva mai, ma quella volta lo fece.


Delia stava ancora aspettando e, quando stava per allagare tutta la stanza, il controllore tornò. «C'è qualcuno per te» disse sotto i baffi viola. La porta si aprì...


ed entrarono papà, mamma ed il fratello Mirco. Bianco in volto, senza capelli, ma sereno.

Delia gli saltò in braccio, si tolse la parrucca che aveva fatto per lui e gliela mise in testa.


Poi tutta la famiglia e il controllore colorano la stanza: alberi, soli, sogni e farfalle.


Non avrebbero più permesso che qualcosa la rendesse di nuovo grigia.


I due fratelli si abbracciarono e, nello specchio della stazione, Mirco vide il suo volto sorridere, poi, tutto il percorso che lo aveva condotto lì.


Mirco e i suoi genitori trovarono sulla banchina ad aspettarli un omone enorme vestito di blu, con degli strani baffi viola sotto il naso, che li accompagnò davanti alla porta della sala d'attesa.


Fu quando salirono sul treno, che il padre di Mirco ricevette la telefonata di un controllore delle ferrovie: era lungo il viaggio, e scesero a quella stazione.


Non era né premuroso né saggio, ma Mirco non volle sentire ragioni: volle partire subito per cercare Delia. Il padre credeva sarebbe arrivata all'ospedale prima di lui, ma forse era ritornata a casa per paura. 


Nella stanza, dopo lunghe ore di cura e poi di stancante riposo, Mirco e sua madre non aspettavano altro che Delia, ma arrivò, trafelato e spaventato, solo suo padre. Chiese come stava Mirco (era stanco e molto triste) ma raccontò che Delia era salita sul treno da sola, e l'aveva persa.


Quello che davvero non si aspettava, era che la sorella lo avrebbe curato con una donazione. Mirco non comprese bene: ma qualcosa che era nel corpo di Delia sarebbe entrato dentro di lui, e lui sarebbe lentamente guarito. Non era qualcosa di sicuro, ma bisognava provare. Per cui un giorno partì con la madre e andò in ospedale per l'ultima cura.


Le cure che Mirco fece erano davvero difficili. Ogni volta stava male, e si chiedeva che cavolo di cura fosse, se poi stava peggio di prima. Avrebbe rinunciato sicuramente, senza i sorrisi e i disegni di Delia.


Allora Delia decise che era il suo turno per cercare di farlo sorridere. Lo faceva in vari modi, ma quello che Mirco preferiva era quando lei disegnava di nascosto (per esempio quando Mirco era all'ospedale per le cure) sulle pareti della stanza, e creava un piccolo mondo per la sua notte.


Mirco non riusciva più a far ridere Delia. Avrebbe voluto, ma era sempre troppo stanco, troppo debole, e questo gli dispiaceva, forse, anche di più di essere così malato. 


Il bambino era sempre più stanco, sempre più pallido. Le sue mani si riempivano di puntini rossi. Sua madre lo controllava sempre, ma non riusciva a vedere nessun disegno sulla sua pelle, come non riusciva a vedere nessun senso nel suo destino.


Sembrava una serenità senza interruzioni, un vetro pulito senza crepe o aloni, la vita di Mirco e Delia e dei loro genitori. Tutti si volevano bene e filava liscio, come un sorgente lungo una collina. Ma un brutto giorno il vetro esplose senza preavviso: Mirco stette poco bene - per la prima volta perse nel gioco della zuffa con Delia, e poi peggiorò a vista d'occhio: il medico gli diagnosticò una malattia mortale.


Mirco e Delia erano due bambini sempre giocosi e vivaci. Erano fratelli, Mirco era di tre anni maggiore: litigavano di rado, e quando lo facevano Mirco trovava sempre un modo per farla tornare a ridere. Una volta le fece un brutto scherzo, allora per farle tornare il sorriso le regalò dei pennarelli bellissimi. Di quelli che puoi scriverci sui vetri e sui muri, volendo. Delia allora prese a colorare il mondo.