Il binomio fantastico è una tecnica metanarrativa (ma direi anche un gioco di oralità e scrittura) di cui parla Gianni Rodari (l'autore di favole al telefono) nel suo libro La grammatica della fantasia. In questo libretto Rodari ci spiega come raccontare favole ai nostri bambini, inventandole per o con loro. Il binomio fantastico è una delle tecniche principali per creare queste storie: qui ne parlo un po', dando anche qualche spunto ulteriore sull'intreccio e lo sviluppo.
martedì 9 giugno 2020
sabato 4 aprile 2020
Snooze (audio - monologo)
Snooze
Ricordate
la vostra sveglia? Sì, quel marchingegno infernale che ogni mattina
vi ricorda che dovete alzarvi per correre al lavoro. Non so, forse vi
sveglia con delicatezza, come una compagna premurosa che, con suono
soave, vi scosta appena le coperte, baciandovi dolcemente la guancia
ancora intorpidita e portandovi l’odore del caffè, fatto apposta
per voi, naturalmente. Una sveglia così, potrebbe anche farti
credere che questo mondo sia un bel posto dove svegliarsi. Un mondo
pieno di colori soavi, di suoni carezzevoli, e di uccellini
cinguettanti... che... che non ti cagano nemmeno in testa, no. Loro
la cacca, in quel mondo lì, non la fanno.
Be’,
la mia di sveglia invece si è scordata tutte queste premure; lei si
esprime vomitando un suono aspro e meccanico, da cantiere sotto la
finestra. Non assomiglia ad un’amorevole compagna, No. Assomiglia
ad un burbero
capo di lavoro
che, consapevole della tua pigrizia viene direttamente a casa tua e,
vedendoti ancora poltrire, ti urla addosso minacciandoti il
licenziamento, mentre scaraventa te, il cuscino, il materasso ed
affini giù dal letto. E il caffè neanche a pensarci, barbone.
Sì,
lo so: perché diavolo non la cambio questa maledetta sveglia?
Potrei
rispondere sofisticamente, dicendo che ci sono dei vantaggi
inaspettati a svegliarsi in un mondo dove non sei certo di essere ben
voluto. Ma non lo farò.
Perché
la risposta più concreta e più vera, è già contenuta sulla
sveglia. Proprio così.
Conoscete
quel tastone, più grosso degli altri, sulla sinistra di tutti gli
altri tastini e tasterelli del marchingegno?
No,
non quello che la spegne; troppo facile. È un tasto più raffinato,
più contemporaneo. Si chiama SNOOZE.
Credo
voglia dire qualcosa come “pisolino”. Ma, nell’esatta accezione
etimologica del termine significa: “lasciami_in_pace_tra
_le_coperte_ancora_cinque_minuti_dai”
Può
apparire strano, ma è un tasto \ concetto profondo, quello dello
snooze.
Sempre
per restare concreti, vi racconterò due brevi episodi,
sull’argomento.
Gianni
questa mattina, è stato svegliato dalla sua suoneria preferita, una
cosa dolce e romantica, come piace a lui: un’urlata e straziante “A
beautiful people” di Marilyn Manson, nei più acuti momenti della
sua performance. Sì, vuole essere sicuro di svegliarsi, Gianni.
Stamani, però, al primo urlo non era ancora convinto, così con una
manata ad occhi chiusi mise a tacere Manson ancora un po’, assai
più efficace della censura. SNOOZE. Ma cinque minuti dopo, Manson
gli ruttava ancora nei timpani, che uomo noioso. SNOOZE. Continuò
così per un po’, poi, quando finalmente il cantante riuscì a
svegliarlo, morto dalla fatica e col trucco nero sbavato, Gianni si
accorse che ormai era mezzogiorno e, lavorando solo la mattina
all’ufficio postale, per oggi avrebbe potuto fare una sola cosa:
SNOOZE.
Un
altro esempio, appena più generale.
Mirco
ha sempre amato Azzurra. Il primo “voglio stare con lei e solo con
lei, voglio dire le cose a lei prima che a tutti gli altri, salutarla
dopo tutti, e voglio che lei faccia lo stesso con me” (la
traduzione concreta del “La Amo” di un bimbo di 6 anni) lo pensò
nei primi banchi di scuola, quando vide la dolce e bionda Azzurra in
un vestitino verde pastello. Ma allora non le disse nulla, forse
erano troppo piccoli. SNOOZE. La seconda volta fu quando la vide
passeggiare in un parco con un’amica, ai tempi dell’università,
quando capì che nel suo sorriso si nascondeva, dolce e misterioso,
il sogno di una vita. Ma non la rincorse: la trovava troppo
iraggiungibile, per un tipo come lui. SNOOZE.
La
terza fu in un letto d’ospedale, quando Mirco fu stroncato da un
ictus, che gli immobilizzò praticamente ogni muscolo del corpo. Lei
gli prese le mani tra le sue, bellissime, e tra le lacrime gli disse
dolcemente: “Mirco, non sono mai riuscita a dirtelo… ma io, io ti
amo”. Allora il cuore di Mirco si gonfiò troppo, troppo perché
riuscisse a risponderle che l’aveva sempre amata: gli rimase solo
il tempo di morire.
Fine
riserva SNOOZE.
Che
storia assurda, no?
Mi
fa venire in mente quella frase del signor G, Gaber no?
"Faremo
la rivoluzione. Oggi no. Domani, forse. Ma dopodomani...
sicuramente!"
Oppure
mi fa venire in mente il fatto che, da qualche tempo, ho deciso di
smettere di bere caffé. Oh, ma lo farò. Me ne concederò ancora un
ultimo. E poi basta. Va beh, forse ancora uno. Ma quello sarà
l'ultimo, magari.
Ecco,
la parola "Magari", è incredibilmente simile all'atto di
schiacciare lo SNOOZE quando la sveglia ci rompe i coglioni di prima
mattina.
Avete
mai incontrato quelli che ti dicono: oh, quanto vorrei andare in
Irlanda. Oppure... quanto vorrei imparare a suonare il poanoforte o,
chessò... fare il cammino di Santiago. Eh... magari. Magari! Magari
lo faremo, prima o poi. Quando avremo tempo. Quando ci saranno meno
problemi. Oh, magari quando saremo in pensione... magari!
Ci
riempiamo la vita di Magari... ma quando la smetteremo, magari
vivremo davvero.
Ma
non vi preoccupate, ho imparato un modo per sfuggire al problema
degli snooze e del magari. Essì. Prima o poi vi svelo il segreto,
magari. Quando avremo tempo.
Ora
ho proprio voglia di schiacciare quel tastino. Mi piace così tanto:
SNOOZE.
domenica 29 marzo 2020
martedì 17 marzo 2020
John Locke: la conoscenza e i diritti naturali
Lezioni filosofiche di un emerito D.
La conoscenza e la politica di John Locke.
Il video di approfondimento sull'assolutismo e lo stato di natura: https://www.youtube.com/watch?v=UQQ3yYxkUa4
Gli schemi del video si trovano anche qui: https://imparareadimparare.blogspot.com/2018/07/empirismo-inglese-locke-hume-berkeley.html
Per altre lezioni, giochi filosofici e il dizionario di spunti per chi voglia "aderire al branco di d..." iscriviti al canale.
Il video sulla personalità al quale mi riferisco in questo è qui: https://www.youtube.com/watch?v=SeeQnYGKMKI&t=1271s
mercoledì 4 dicembre 2019
Il pomodoro e le palline
Il pomodoro e le palline
Mi guardo allo specchio: vedo un volto giovane, arrossato ed affilato, con qualche brufolo di troppo, le occhiaie da sonno e circondato da un cespuglio di folti capelli neri e ricci. Vedo un paio di grandi occhi nocciola. Forse delle nocciole acerbe, o con ancora la buccia, perché virano blandamente nel verde. Sotto un naso piccolo ma con una fastidiosa gobbetta il mio riflesso riporta delle labbra abbastanza carnose, ma sempre tese in una smorfia che non mi piace.
Oggi sono al quindicesimo giorno di scuola, e mi pare di essere al quindicesimo mese ininterrotto. Mi guardo allo specchio ma sto solo riflettendo sulla giornata che mi aspetta. Ci saranno due ore di Filosofia, dove non discuteremo, ma dovremo memorizzare uno schema che parla dei pensieri di Cartesio o chi per lui, seguiranno due ore di Italiano: amo leggere eppure le trovo di una noia mortale, sarà che in quell'ora non si legge, piuttosto si parla di epiteti epici e di nomenclatura grammaticale, o si fanno inutili esercizi. Poi un'ora di Matematica per finire in bellezza, dove calcoleremo equazioni esponenziali o logaritmi, utilissimi per fare la spesa o decidere se mettere o meno soldi in banca, suppongo. Chiudo gli occhi, smetto di vedermi ma non riesco a fermare i pensieri. Quando li riapro sono ancora lì. Sbuffo e mi gratto sotto al reggiseno, poi vado ad infilarmi una canottiera ed una felpa scura. Sto bene attenta che il cappuccio cali il più possibile sulla mia faccia, prima di uscire a prendere il bus.
Mi appendo alla barra di sostegno, che al solito non c'è posto per sedersi. Molti dei passeggeri sono mie compagne di scuola: perlopiù parlano di qualche ragazzo carino, qualcuno copia i compiti, altri non alzano lo sguardo dal telefono neanche per un secondo.
Una volta ho sentito un'intervista di un regista di cui non ricordo il nome: raccontava che a Tokio si divertiva a fissare i volti delle persone mentre erano intenti a fissare
L'ultimo panda
C'era una volta un panda che voleva morire. Solo che non capivano (gli altri, il mondo) che voleva morire. Per la verità non voleva solo morire, voleva proprio estinguersi come specie, in sostanza, una specie di suicidio di massa: voleva fare le cose in grande.
Infatti, il panda di cui stiamo parlando, era l'ultimo della sua specie, e, quando sei l'ultimo della tua specie, hai delle grosse grane. Responsabilità che ti porti sulle spalle pelose, per dire. Se ti suicidi, perché ti sei rotto le palle pelose di questo mondo, beh, devi considerare che toglierai un'intera specie dal globo.
Solo che oh, questo panda, poveraccio, forse a ragione, se ne fregava anche un tot di togliere una classificazione scritta sulle odierne tavole di Linneo o chi per lui: il panda si era rotto le balle di mangiare bambù, grufolare nell'erba e vedere tramonti. Basta bambù, basta tramonti, basta erba. Basta vita.
Se ci si pensa, già in se queste bestie son tendenzialmente poco inclini a vivere, come specie: informatevi su wikipedia, per dire: mangiano solo bambù, e neanche tutto il bambù del mondo, ma uno in particolare. Fanno i pignoli perfino nel loro essere pignoli. Mica basta quello, a dirla tutta. Perché, tra le altre cose, i Panda hanno voglia di scopare tipo una volta all'anno. E per una settimana, insomma, se vogliono mantenersi come specie, devono farlo in frettissima e muovere il culo a sfornare cuccioli, altrimenti nada, "mi estinguerò", fine, caput.
Solo che questa idea di finire, di reclamare per sé il buio, ecco, non è che sia facile per loro: un sacco di gente ha deciso per loro che non è il caso di togliere quei graziosi e grossi orsi pelosi bianchi e neri dal mondo, e dalle classificazioni alla Linneo dal globo.
Per questo motivo, vengono costretti a vari abusi mica da ridere. Nell'ordine: vengono controllati, registrati e monitorati da un sacco di scienziati che li nutrono, e tentano di dar loro da mangiare altri tipi di bambù. Gli stessi scienziati rompicoglioni tentano anche di farli scopare. A questo scopo, ho sentito, li piazzano perfino davanti allo schermo, per mostrare loro dei panda che scopano. In sostanza li costringono a guardare dei porno.
Ora, tra le varie cose che uno può essere costretto a fare, forse vedersi un porno è la peggiore. Te stai seduto, grufolando nell'erba con il tuo particolarissimo, unico e pregiatissimo bambù, ed una specie aliena ed anche un po' stronza (sicuramente non in grado di farsi i cazzi propri) viene lì e ti impone non solo di guardarti un porno di dubbio gusto, ma anche di imitarlo. Che cazzo di romanticismo potrebbero mai apprendere i cuccioli di Panda, eh?
Che poi...
C'è un concetto più profondo, se ci si pensa, no? Voglio dire, questi panda del cazzo vogliono morire. Vogliono, inutile dirsi scuse: mangiano pochissimo, non scopano mai, sono enormi e grassi eppure debolucci, sono scazzati. Sono, in poche parole, contrari alla legge primaria della Natura: sono contrari alla sopravvivenza. Ma è davvero un reato? Davvero uno deve essere costretto a sopravvivere, anche quando, evidentemente, non ha ragioni o voglia di farlo?
Il panda è la figura tragica e sfigata del divieto di assenza. Dell'obbligo di presenza. Devi partecipare, anche quando di partecipare non ne hai un cazzo di voglia. Anche quando vorresti solo ritirarti in te stesso, anche quando questo mondo non sai da che parte prenderlo.
È il simbolo stesso della sopravvivenza e dell'esistenza. I panda sono tutto questo.
Forse... forse... solo per questo meritano di essere salvati.
E noi meritiamo forse di essere odiati, per questo salvataggio obbligato. Per questa libertà obbligatoria.
venerdì 15 novembre 2019
Spariti

Operazione in corso.
Si prega di attendere.
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Primo, mano sul mouse e sguardo sul monitor, osservò la scritta per qualche istante. Pochi attimi dopo ricevette la conferma di ordine ricevuto alla sua lista della spesa.
Operazione completata.
Mentre lo schermo informava della riuscita del processo, un macchinario a qualche decina di km di distanza dall'appartamento di Primo afferrava con un braccio meccanico le scatole di vivande e le posizionava su un nastro di scorrimento. Le scatole selezionate cadevano poco dopo in un cesto dove venivano imballate meccanicamente, infine, infilate nella conduttura a movimento automatico che porta a ogni casa della città, della regione, dello stato.
Primo si alzò con qualche difficoltà dalla sedia da lavoro – era seduto da molto – e si diresse verso la sala svago del suo appartamento al trentaquattresimo piano della torre sedici, sezione ventuno.
Digitò rapidamente qualche numero allo schermo da muro nell'angolo del piacere e, un istante dopo, comparve sul quadro virtuale una donna, bella e fredda che gli ricordò quanto male facesse il fumo. Terminato l'avviso di routine chiese a Primo: “Vuoi fumare comunque?”. Primo digitò la conferma schiacciando il tasto verde sulla cornice del quadro e quest'ultimo gli comunicò quanto dovesse pagare. Infilò qualche moneta dell'apposita fessura – non usava mai la carta di addebito in casa - e avvicinò la bocca alla fessura sottostante il quadro. Respirò ampiamente il fumo emesso dal foro apertosi dopo il pagamento, fino a quando, soddisfatto e sollevato, cominciò a tossire.
Ridigitò qualcosa al quadro, confermò alla domanda della solita donna e pose una bottiglia di vetro vuota sotto un secondo foro. Pagò e la bottiglia si riempì d'un liquore ambrato e denso. Ne bevve un sorso, poi tornò al tavolo da lavoro.
sabato 5 ottobre 2019
Favole, fiabe...fia... fiavole! Fiabole, Fabole!
Qui raccolgo alcune... fiavole. Un misto tra fiabe e favole. A proposito... voi l'avete mai capita la differenza tra i due termini? Sì? Bravi! Io non proprio, seppure una idea semplice semplice me la sia anche fatta. Questa qua: entrambe - fiabe e favole -derivano da "fabula", "fari", quindi "raccontare". E fin qui è chiaro: sono entrambi racconti. Yeah! Se vogliamo specificare oltre, potremmo dire che la favola riguarda di più la morale, gli animali resi animati - bella forza, eh! - (in stile Narnia, sì) e antropomorfizzati (quella roba lì per cui si danno agli animali i difetti degli uomini, per poi poter dire "ah, è testardo come un mulo" ad un uomo, invece di dire "ah, è testardo come un uomo!" ad un mulo). Insomma, sono in qualche modo popolari, educative, e realistiche: non nel senso che siano reali, ma che di norma non prendono di mira orchi, maghi, streghe e quelle robe lì che, detto per inciso, a me piacciono un casino. Che poi, uno potrebbe obiettare: perché, gli animali che parlano sono realistici? Oh, sono il primo a dire che la suddivisione è fittizia, senno mica creavo una sezione per le fiavole, no? Ma facciamo finta di seguire la norma per un po'.
La fiaba, invece, ci prende a piene mani dagli elementi fantastici: fa il bis di streghe, draghi, idre e così via. Se ne frega o quasi dalla morale, ed è meno connotata da elementi pedagogici. La cosa interessante, è che nessuna delle due forme narrative (che parolona!) è ad uso esclusivo dei bambini come si crede: ci sono similfavole - come il piccolo principe - che sono in realtà dedicate agli adulti: vogliono risvegliare il bimbo che c'è in loro... o semplicemente togliere un po' di polvere dalla testa, dalle idee, dai sogni. Le fiabe, a loro volta, spesso venivano raccontate davanti al fuoco, o durante lavori manuali come la tessitura e simili - ed in specie dalle donne - per intrattenersi, stimolare la fantasia, e viaggiare con la mente sul filo della creatività oltre a quello del tessuto. Vuoi dire che è per quello che le storie all'osso le chiamiamo anche "Trame"? Come i fili orizzontali sul telaio, appunto. Ad ogni modo, quando arrivo in qualche modo a spiegare la differenza tra fiabe e favole poi mi domando sempre: ma non era il contrario? Così, come avrete del resto intuito dal titolo della pagina, ho eliminato il problema alla radice, unendo i due termini. Così posso mettere il fantastico nelle favole, la morale nelle fiabe, o mescolare il tutto come credo! Non so quindi se son fiabe o favole (a volte mi viene anche fiave!) ma fiavole o fiabole, o fabole o...
mercoledì 28 agosto 2019
Democrazia perfetta
Dopo tanto lottare, avevamo finalmente raggiunto la democrazia: c'era voluto molto tempo e molto impegno, ma ce l'avevamo fatta. Il plurale qui è necessario e dovuto: democrazia significa proprio governo del popolo: la decisione spetta alla maggioranza.
È un meccanismo molto semplice ed efficace, e l'uomo, dopo anni, anzi secoli di tirannia, monarchia e svariate rivoluzioni era arrivato ad inventarlo. In teoria, già da molte decadi si era giunti a quello sviluppo politico moderno della democrazia rappresentativa, già esistente in moltissimi stati occidentali, ma un po' anche in tutto il mondo odierno.
Ora, però, era qualcosa di molto di più
giovedì 31 gennaio 2019
ResponsaCHI?
Il sig. Cheffare si chiese che piano attuare in merito a quella decisione che, stando all'avvertimento di Mr Talaltro, durante il quotidiano del giorno (quale giorno?), sarebbe preferibile attuare. Indeciso, guarda un po', sul da farsi, il signor Cheffare domandò a sig.na Potrebbessere ed a sig.ra Selosapessi come comportarsi. Ognuno disse che avrebbe dovuto deciderlo quell'altro. Se non hai capito, svolgi tutti i passaggi: intendo dire che per sig.na Potrebbessere avrebbe dovuto decidere sig.ra Selosapessi e, per sig.ra Selosapessi la decisione spetterebbe a sig.na Potrebbessere. Ma bisognava decidere! La folla degli "Speriamobene" era in confusione e il tempo era quasi finito!
Allora, alla fine (poco prima del nuovo inizio), finalmente (è il caso di dirlo), al sig. Cheffare venne un'idea geniale: avvertì la folla degli "Speriamobene" che avrebbero saputo immantinentemente la decisione: avrebbero semplicemente dovuto consultare il pubblico diario della sig.na Potrebbessere, sul quale era scritto di attenersi alla bacheca (altrettanto pubblica) della sig.ra Selosapessi che, altrettanto naturalmente, suggeriva calorosamente di rifarsi alle indicazioni generali del sig.Cheffare.
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